Accanto a questo quadro, però, resta un elemento di fiducia “C’è ancora un mese pieno di saldi davanti a noi”
Affluenza più contenuta e scontrini mediamente più leggeri, ma con segnali di tenuta e margini di recupero ancora aperti. È il quadro che emerge dal sondaggio condotto da Confesercenti del Veneto Centrale sull’andamento delle prime settimane di saldi invernali 2026.
Secondo i dati raccolti, oltre l’80 per cento degli esercenti segnala un calo dell’affluenza rispetto allo scorso anno. Anche gli incassi risentono di questa dinamica: due attività su tre indicano una flessione intorno al 30 per cento nelle prime settimane di saldi. La spesa media si colloca in una fascia compresa tra i 50 e i 150 euro, con alcuni picchi di maggiore presenza nei giorni 3, 5, 6, 10, 15 e 21 gennaio, a conferma di una domanda che tende a concentrarsi in momenti specifici.
Accanto a questo quadro, però, resta una finestra di fiducia. «C’è ancora un mese pieno di saldi davanti a noi – sottolinea Nicoletta Allibardi presidente di Fismo Confesercenti del Veneto Centrale – e febbraio può rappresentare una fase di recupero. Dopo un primo periodo dell’anno segnato dalle spese quotidiane e obbligate delle famiglie, il mese di febbraio può restituire ai consumatori il piacere dell’acquisto, la voglia di tornare nei negozi, di scegliere con calma e valorizzare il commercio di prossimità»
Dal sondaggio emergono criticità strutturali ormai consolidate: il calo di attrattività dei saldi tradizionali, l’anticipo diffuso delle promozioni, il peso crescente dell’online e la presenza di magazzini ancora carichi di merce invenduta. Elementi che alimentano, tra gli operatori, la richiesta di una riflessione sul calendario delle vendite di fine stagione, ritenuto da molti non più pienamente coerente con i reali comportamenti di acquisto.
Un contesto che si riflette nel giudizio complessivo: tre commercianti su quattro definiscono finora negativa la stagione dei saldi, descrivendo consumi improntati alla prudenza. Chi entra in negozio spende meno e privilegia acquisti mirati, mentre sul fronte dei pagamenti emerge un dato ormai consolidato: il 100 per cento degli intervistati indica il bancomat come strumento principale.
«I saldi continuano a rappresentare un passaggio importante, ma non possono più essere considerati l’unico strumento di tenuta per il commercio di prossimità», conclude Allibardi. «I dati raccolti confermano la necessità di interventi strutturali, a partire da una revisione delle regole e da politiche capaci di sostenere davvero i negozi nei centri urbani. L’online muove volumi, ma non costruisce comunità: non crea identità, non genera relazione e non tiene insieme il tessuto urbano che dà senso al commercio».
Infine Fismo Confesercenti del Veneto Centrale torna a sollecitare una proposta sostenuta da tempo: il tema della regolamentazione dei saldi ha ormai raggiunto una fase di piena maturità. Come sottolinea la presidente Allibardi, è necessario rivedere le tempistiche delle vendite di fine stagione, affinché si svolgano esclusivamente nel periodo a esse destinato. Un intervento che permetterebbe di salvaguardare il commercio nel delicato periodo natalizio e di ridurre squilibri e distorsioni del mercato.
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